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Camera Oscura
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Musa ispiratrice per gli scatti raccolti in questo volume dedicato al writing romano è stata la pittura murale che ho avuto il piacere di ammirare nel corso di un mio viaggio in Messico. L'esperienza figurativa messicana costituisce il fatto più rilevante della storia artistica americana del Novecento e insieme il più alto esempio di realismo epico popolare. Giovani creatori, riprendendo la tradizione degli affreschi italiani, chiesero spazi per illustrare su di essi la loro visione del Messico e dei messicani. Ricercavano una nuova estetica, che rompesse con il concetto classico di bellezza, recuperasse le immagini degli indios, dei meticci e riflettesse le forme e i colori del Messico. Una pittura critica della realtà nazionale, che esprimeva l'ideologia dei suoi creatori e serviva contemporaneamente come mezzo di comunicazione e strumento didattico per buona parte dei messicani che continuavano ad essere analfabeti.
Tornato a Roma, ho ritrovato incredibilmente la bellezza dei colori, la forza eloquente delle forme e l'irruenza dell'ideologia dei murales messicani in quella che fino a ieri non consideravo espressione artistica, il writing (dall'inglese to write, scrivere), perché un writer scrive sui muri delle città la sua firma chiamata tag (dall'inglese to tag - apporre o contrassegnare).
A Roma come in Messico, giovani creatori si esibiscono in pezzi di "pittura" murale urbana al limite della legalità e in forte contrasto con l'ambiente circostante. Slim |
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